La mia è una terapia alternativa. Non vedo i colleghi come concorrenti. Ogni persona porta in studio la sua storia e di contro noi, terapeuti, portiamo noi stessi. Sarò scelto, non sceglierò.
In primo modo far sentire chi viene compreso. Di solito le persone arrivano da me quando le hanno provate tutte. Far sentire finalmente una persona capita e accolta è il punto chiave del mio lavoro.
La domanda più comune è "Dottore sono grave? Mi può aiutare?" Rispondo sempre allo stesso modo: il paziente si aiuta da solo, io fornisco i mezzi e se è giunto da me è già a un buon punto. Non esistono casi gravi e irreparabili, siamo diventati così solo per permetterci di sopravvivere a delle circostanze che non avrebbero mai visto sopravvissuto. In sintesi nessuno è perfetto, ma se si ha la consapevolezza che la vita va vissuta al meglio allora siamo già a buon punto.
Mi piacerebbe che alla gente arrivasse il senso profondo del mio lavoro. Non siamo solo dottori e professionisti ma soprattutto vestiamo gli abiti di colui che è nominato a far comprendere al soggetto che si affida a noi il percorso per riscoprire la propria anima e la strada per imparare a guarirsi da solo anche in un prossimo futuro.
Tutte le esperienze andrebbero condivise. Tutte le vite sono viaggi straordinari. E' giusto che non sia io a giudicare quale condividere ma che si raccontino da sole.