Non so cosa mi differenzia nello specifico dai miei colleghi perché quasi sicuramente ognuno ha qualche caratteristica fondamentale apprezzabile. Ciò su cui personalmente punto affinché la terapia abbia successo è la relazione empatica, non giudicante e trasparente in cui potersi sentire al sicuro per poter snocciolare ogni sfumatura di senso. Il viaggio che si intraprende è necessario sia immerso in un rapporto di fiducia in cui il clinico deve comprendere con onestà intellettuale se poter rispondere alla domanda del cliente. Per questo motivo il primo colloquio dura 30 minuti ed è gratuito, nel tentativo di darci uno spazio di comprensione per poter decidere se percorrere questo viaggio insieme o meno.
Lavoriamo con la parte più delicata, intima, nascosta, complessa e sofferente della vita delle persone. Avere l'onore e il privilegio di essere la custode di tutto questo è una sensazione che cambia anche il terapeuta malleandolo via via ad ogni paziente che incontra per apprendere qualcosa in più, per conoscere l'ennesimo punto di vista. Anche quando non è facile, anche quando la vulnerabilità è pregnante, c'è la relazione, lo stare insieme, l'essere uno accanto all'altro a fare un passo alla volta. Questa sensazione non è qualcosa che si può trovare in tutti i lavori, la nostra fortuna è che non siamo mai realmente soli, la nostra fortuna è che non siamo mai giudicanti quanto più siamo aperti alle diverse modalità di essere al mondo.
Nella mia professione clinica mi piace spesso rispondere a domande che alcune persone mi fanno magari scrivendo sul blog o via email. Le domande sono davvero tra le più svariate, ognuna con una propria storia, ognuna con una propria incredibile forza. Non esistono categorie standardizzate anche perché si rischierebbe di stereotipizzare la sofferenza della richiesta d'ansia (e non esiste una sola ansia), si rischierebbe di stereotipizzare la depressione (che non è solo depressione, ma magari angoscia o tristezza o lutto e via dicendo). Le domande che ci pongono non sono e non devono essere intese come sterili domande a cui rispondere, sono richieste di aiuto, sono pezzi di vita in cui qualcuno ogni giorno si sveglia e fa i conti. Ho risposto a moltissimi temi e sarò lieta di continuare a farlo.
Sono una grande sostenitrice dei diritti umani, lotto fervidamente per essi e in modo specifico sono la responsabile di un progetto che si chiama #progettodonna che attraverso dei gruppi online e gratuiti, si occupa di prevenzione, formazione, sensibilizzazione e supporto sul tema degli abusi, delle molestie e della violenza sessuale. Se sei interessato puoi scrivermi pe poter seguire gli incontri mensili, sono aperti a tutti purchè maggiorenni, sulla mia pagina Facebook troverai ogni informazione e un video esplicativo.
Custodisco ogni esperienza come una conchiglia con la sua perla, dono la perla solo in casi eccezionali e a persone eccezionali come i pazienti che incontro, sempre nel pieno rispetto del segreto professionale e della tutela della dignità altrui. Di esperienze private, invece, moltissime. Tuttavia anche in questo caso attendo il momento giusto per la condivisione.