Non mi piace parlare degli altri. Ogni psicoterapeuta adopera il metodo che ritiene più opportuno. Io non ho la presunzione di saper affrontare tutte le tipologie di organizzazioni e disturbi di personalità che si possono incontrare. Quello che offro è attenzione per l'altro e l'accortezza di lavorare non esclusivamente sul sintomo ma sul sociale. L'uomo non può bastare a se stesso ma è inserito in un sistema di relazioni sociali. Il mio obiettivo è conoscere il mondo sociale e relazionale al fine di favorire il raggiungimento di un maggior livello di benessere fisico e psicologico.
Mi piace il poter stare a contatto con la gente, poter aiutare le persone a prendere in considerazione un punto di vista diverso dal loro. Situazione non facile e non sempre realizzabile se non si ha una guida che adopera un adeguato livello di ascolto empatico.
Non è possibile rispondere a questa domanda poiché ci sarebbe troppo da scrivere. Non siamo tutti uguali e ognuno si presenta con diverse domande. E anche nel caso due persone diverse si presentassero con lo stesso quesito la risposta non può essere la stessa. Bisogna prima conoscere l'altro per poi cercare la risposta più adeguata e opportuna rispettando i tempi del paziente.
Quello che posso dire è che mi contraddistingue la curiosità. Il metodo psicologico è in continua evoluzione e nel 2018 non si può lavorare conoscendo solo ed esclusivamente le teorie psicologiche di base che risalgono a inizio ventesimo secolo. La realtà sociale è cambiata.
Ho lavorato per anni nelle comunità terapeutiche per tossico-dipendenti, è stata interessante possibilità formativa che ha permesso l'abolizione di molti stereotipi così da considerare i pazienti del settore non come tossici ma come persone bisognose di aiuto.