Sono contro il "progresso gastronomico", contro la spettacolarizzazione della cucina, contro i piatti pieni di forma e vuoti di contenuti. Per le mie preparazioni non uso i cibi industriali del supermercato. I miei fornitori sono i contadini, i piccoli produttori ed i pescatori. Compro solo olio extravergine d'oliva di frantoio. I miei idoli non sono i grandi chef della televisione ma le massaie di campagna ed i "cucinieri di bordo" (cuochi delle barche da pesca). I miei piatti non piacciono a chi ha il palato e l'olfatto rovinati dal cibo industriale e dagli aromi artificiali. La mia " cucina delle feste" è equilibrata, con pochi grassi animali ma con sapori decisi. I miei dolci non sono assolutamente" light" perché credo che poiché la pasticceria è una cosa inutile debba essere buonissima.
A me piace mangiare il cibo dei miei antenati e condividerlo con le persone. Sono felice quando leggo negli occhi dei commensali la gioia di un incontro che va oltre l'atto del mangiare, un incontro di anime. Sento anche il dovere di raccontare le nostre tradizioni gastronomiche che, a differenza di altri territori, non sono molte né molto ricche ma autentiche.
Qualcuno mi chiede quali sono i segreti della mia cucina. Ne ho 3; rispetto la tradizione perché mi permette di fare grandi cose anche con poco, pago il giusto chi produce perché lo merita e mi riserva il meglio del suo raccolto, cucino soltanto quello che a me piace mangiare (purtroppo....quasi tutto :-) )
I miei clienti mi dicono che sono bravo con il salato e che sono molto bravo con il dolce, forse hanno ragione.
Ho cucinato molte volte come volontario per i ragazzi dei campi scuola dei Salesiani. Sono sempre tornati a casa con qualche chilo in più.