Cosa ti differenzia dai tuoi diretti concorrenti?
La mia formazione umanistica, l’esperienza accademica e la conoscenza delle lingue antiche mi permettono di sposare le necessarie competenze tecniche nei vari settori della traduzione a una capacità inventiva e a un’esattezza terminologica e interpretativa spesso estranea a traduttori più rigidi e meno trasversali – attivi in un solo ambito e/o in una sola lingua, com’è tipico nella nostra epoca, che brilla per tecnologia, ma non sempre per elasticità e prontezza nel distinguere uno zero da una ‘O’ maiuscola (proprio come i computer)… Conoscere la storia delle lingue europee occidentali offre una marcia in più e presenta ogni atto comunicativo come fenomeno non piatto, ma tridimensionale, con pari garanzie accessorie di attendibilità e di stile come traduttore e come docente.
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Cosa ti piace del tuo lavoro?
Il bello del mio lavoro è l’occasione quotidiana di ribadire quanto il fascino della lingua valorizzi il confronto tra più facce dello stesso poliedro. Penso a tutti i contesti in cui ho dimostrato come gli interessi glottologico-letterari si accordino ai tecnicismi come ai giochi retorici. La prassi smentisce infatti l’idea secondo cui “astratto” (la teoria linguistica) e “concreto” (gli usi giuridico, medico, finanziario, pubblicitario ecc.) sarebbero antitetici. Sciocchezze: senza teoria non sarei stato così pronto nel disambiguare e sondare le lingue – oltre alle germaniche: norvegese, svedese, danese, tedesco, inglese e nederlandese (quest’ultimo, di uso passivo), le “mie” romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese). Quale più, quale meno, da diciassette anni le tratto tutte. Ho detto del greco antico e del latino? Ah, sì: mi pare di sì ;-)… L’ampio spettro mi avvicina a persone nuove negli scenari più vari della traduzione e della didattica, sempre con l’intento di affrontare esigenze e sfide stimolanti, dando il meglio ed entrando in sintonia con gli altri: da persona a persona, da artigiano a committente – ché questo è un traduttore e didatta: un artigiano della lingua.
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Quali domande ti fanno di solito i clienti e come rispondi?
In un’epoca in cui un download lento angoscia, la domanda ricorrente è: “Puoi consegnare per… ieri?”. “Per ieri” non riesco; la flessibilità, comunque, è certa. Per una traduzione – spesso tecnicissima e richiedente i dizionari dell’Unione europea – il riscontro al committente varia: vista la complessità del lavoro, stimo una tempistica. Gli inesperti sottovalutano spesso l’impresa di un traduttore – “Che ci vuole? Basta volgere in italiano roba tedesca/inglese/svedese ecc.”. Non è così. Perché il testo “sembri nato” in italiano lo sforzo è ben superiore. Partendo da una cartella di 1500 caratteri (spazi inclusi), la stima di una giornata lavorativa è di 5 cartelle – raddoppiabili previ accordi (con un 20% in più per le urgenze). Sia come sia, rispettare una scadenza diventa per me legge – come d’uso in Scandinavia, dove ho studiato e vissuto.
Passando alla didattica, la domanda diventa: “Parto da zero/Voglio migliorare in latino/tedesco ecc. Quanto impieghi a insegnarmi/a farmi progredire?”. Qui il quadro si complica. Chi sa più lingue, infatti, ne impara prima una nuova. Conoscere le competenze linguistiche degli studenti serve sia ad organizzare i corsi sia a prevedere i progressi della persona.
C’è poi il rapporto qualità-prezzo. Secondo i committenti, le mie tariffe sono ben commisurate ai servizi. Quanto alle traduzioni, per una cartella di 1500 caratteri (spazi esclusi) trasposta in italiano il costo è di 14 Euro per le lingue più diffuse (inglese, francese, spagnolo, portoghese), di 15 Euro per il tedesco e di 20 Euro per le più rare lingue scandinave (svedese, danese, norvegese). Una cartella tradotta in una lingua nordica dall’italiano costa invece 23 Euro.
Quanto ai corsi, la tariffa di 20 Euro/ora riguarda ogni lingua, ovvero: italiano, latino, greco antico, svedese, danese, norvegese, tedesco e inglese. Un corso-base mensile consta di 16 ore articolate in due lezioni settimanali da due ore ciascuna. La scelta del materiale considera le esigenze degli studenti, i loro interessi principali e il motivo per cui scelgono quella lingua.
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Hai qualche informazione particolare che vuoi condividere sul tuo lavoro?
Gli aspetti della mia didattica che mi preme condividere sono due. Entrambi confermano la mia impostazione generale: valorizzazione del plurilinguismo e attenzione all’individuo. Si tratta di tener conto della lingua madre dello studente, evidenziandone le affinità (lessicali, strutturali, sintattiche) con quella da apprendere – vale sia per gli italiani che studiano tedesco, svedese, inglese ecc. sia per gli stranieri che studiano italiano. Partiamo infatti dalle lingue germaniche e romanze. Il lessico comune latino e germanico (quest’ultimo entrato in Italia dal gotico e dal longobardo fra il V e il IX secolo) rappresenta infatti una base condivisa in entrambe le direzioni. Le parentele etimologiche stimolano l’apprendimento con consonanze inedite che rafforzano la consapevolezza di appartenere a una comunità linguistica allargata, nata da secoli di scambi reciproci.
Valorizzazione individuale e della comparazione interlinguistica sono appunto le basi del mio metodo induttivo-comparativo: il discente si mette in gioco le radici, avanzando ipotesi e a godendo della propria esplorazione linguistica attraverso un metodo valido per affrontare nuove lingue ancora – è quanto chiamo “imparare a pescare anziché fornire il pesce”. Si intuiscono le potenzialità di questo stesso approccio anche nello studio delle lingue antiche.
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