Dettagli sul lavoro
Sono dipendente a tempo indeterminato di una società di consulenza (AGAP2). Il contratto di consulenza presso il cliente finale presso cui ero assegnato si è concluso il 31 gennaio scorso. A seguito di ciò, l’azienda mi ha inizialmente prospettato la possibilità di un periodo di aspettativa non retribuita, per il quale mi è stato sottoposto un modulo di richiesta; tale comunicazione è stata successivamente da me ritirata e annullata prima di qualsiasi formale accettazione da parte dell’azienda.
Successivamente, mi è stato richiesto di presentarmi presso la sede aziendale di Roma, indicata nel contratto come sede amministrativa. Preciso tuttavia che, sin dall’inizio del rapporto di lavoro, non ho mai prestato attività presso tale sede e ho sempre svolto la mia prestazione lavorativa a Torino, città in cui risiedo, circostanza ben nota all’azienda e coerente con le modalità operative adottate nel tempo.
Nel periodo di interprogetto mi sono state sottoposte diverse possibili nuove assegnazioni, quasi esclusivamente in via telefonica. In tali occasioni non ho rifiutato pregiudizialmente le proposte, ma ho manifestato disponibilità a valutarle chiedendo chiarimenti sulle modalità di presenza, sulle trasferte e sull’organizzazione del lavoro (in particolare per opportunità localizzate a Milano). A fronte di ciò, non ho però ricevuto riscontri formali o proposte strutturate che consentissero una valutazione concreta.
Ho la sensazione che l’azienda stia cercando di indurmi a una uscita dal rapporto di lavoro, scaricando però su di me le conseguenze economiche, anziché procedere con strumenti coerenti con la normativa (ad esempio un eventuale licenziamento o una risoluzione consensuale).
Vorrei quindi comprendere meglio la mia posizione giuridica e individuare, la strategia più corretta da adottare. Dispongo del contratto di lavoro e delle comunicazioni intercorse.
Mi sono già rivolto a una struttura sindacale (INCA Torino), che mi ha offerto assistenza.