Dettagli sul lavoro
Gentile Avvocato, mi rivolgo a Lei per una consulenza in merito a una vicenda che mi riguarda e che coinvolge una società che redige tesi di laurea per conto di studenti, attività vietata ai sensi della Legge 19 aprile 1925, n. 475. In particolare, ho ricevuto un incarico da tale società per la redazione di indice, bibliografia e tesi completa a fronte di un compenso di €170. Ho svolto soltanto la parte di consulenza bibliografica e impostazione dell’indice, interrompendo poi la collaborazione e comunicando formalmente il recesso in quanto sono venuta a conoscenza che la stesura di tesi di laurea per conto terzi risulta illecita. La società ora pretende la restituzione del compenso, e, dopo il rifiuto motivato (basato sull’illiceità del contratto ex artt. 1–2 L. 475/1925 e artt. <contatto rimosso> c.c.), ha inviato messaggi dal tono minaccioso, affermando di voler “dare il numero ai clienti che scalpitano per lavori fatti male”. Chiedo pertanto la Sua assistenza per: redigere una risposta legale formale alla società, da inviare via PEC o raccomandata, ed eventualmente anche alla studentessa, tutelarmi da eventuali azioni di diffamazione o minacce, e valutare la possibilità di segnalare la società alle autorità competenti (Polizia Postale, Garante Privacy, o Procura). Specifico che il compenso mi è stato pagato direttamente dalla studentessa e non dalla società in oggetto. Inoltre all'inizio della collaborazione avevo sottoscritto un contratto di collaborazione con la suddetta società ad oggetto consulenza generica senza la specifica della tipologia di consulenza. Posso fornire copia della corrispondenza intercorsa, inclusi: contratto sottoscritto l’email di recesso già inviata, la richiesta di restituzione da parte della società, i messaggi minacciosi ricevuti su WhatsApp. Resto a disposizione per inviarLe tutta la documentazione utile. Cordiali saluti, Laura Pagliari